BIOGRAFIA

 

HANNO PARLATO DI ME

 

NEL MIO TEMPO LIBERO

 

LA MIA FAMIGLIA

 

 

Sono nata a Pontevico tra il confine bresciano e la provincia di Cremona Il 26–12-1946 a S. Stefano. Il ponte del fiume Olio fa da" vigilante" ai due territori; penso sia l’ultimo paese della provincia di Brescia.

A Est di Pontevico un borgo antico, era il mio numero civico, credo il n° 15 o 17 e davanti ad esso un palazzo, che se non ricordo male, dicevano fosse abitato da Re Umberto di Savoia prima dell’esilio… Addibito nel mio tempo 1953/’54 ad aule per scuole elementari, che io nell’interno non vidi mai (le prime elementari erano un po’ più in là verso la piazza), tranne che il bellissimo cortile quando il grande portone di legno, dove probabilmente era una volta la casa del guardiano,veniva aperto. I ricordi sono un po’ annebbiati, ma con ogni probabilità il cortile, era stato ricostruito, adattandolo a spazio di ricreazione per gli scolari che frequentavano quelle aule. E da qualche inquilino che ebbe in affitto gli spazzi laterali all’edificio centrale.

Ricordo nettamente un pozzo centrale molto bello con decorazioni in ferro battuto, arrugginito, in quello che poteva essere un giardino residenziale.

Con altrettanta chiarezza rammento; quella strada non aveva sfogo per automezzi, biciclette, carri-bestiame o altro, se non per pedoni. Coloro che avessero voluto prendere quella scorciatoia per raggiungere il Borgo di Sotto, doveva caricarsi in spalla biciclette o spingere motorini e scendere a piedi in quanto la strada finiva dove iniziava una scala a gradini di sassi, una ventina e profondi circa un metro. Oppure raggiungere la parte opposta di Pontevico dove la parte centrale aveva come riferimento la grande chiesa che era la centralità fra il paese e il Borgo e che aveva un dislivello di circa 300m. Il mio numero civico aveva un’altra uscita all’interno della casa. Casa su due piani. Due stanzoni. A livello stradale una grande cucina e sopra il dormitoio, una scala interna di pietra rossa collegava l’abitazione. Rivedo la mia mamma in ginocchio che tirava olio rosso per renderla accogliente e sempre pulita. Era un’esigenza semplice e rigida la pulizia della casa e della persona, il bagnetto era di rigore anche se in un grande mastello poichè il gabinetto era in cortile…!. L’uscita che dava sul cortile aveva un grande portico, al centro del cortile c’era un pozzo funzionante.

Anch’io andavo ad attingere l’acqua fissando i miei piedi al muretto di quel pozzo per non scivolarci dentro. Il rullo, fissato alle estremità del muro, era di legno come i manici coperto da un grosso cavo di Juta con un uncino a chiusura metallica. Si sganciava il cavo dal chiodo e quel rullo girava paurosamente fino a sentire il secchio vuoto schiantarsi sulla superficie dell’acqua.( Me lo aveva insegnato la mia mamma; gli adulti frenavano la velocità della discesa con le mani…) Ma per me, ogni volta era un tonfo sgraziato al mio cuore, mi rimandava una eco umana da far rabbrividire..!

Ero parecchio curiosa come tutti i bambini con le caratteristiche estroverse, quella tentazione di sapere cosa ci fosse dentro quel pozzo così profondo e misterioso oltre all’acqua che pulita e di sorgente si affacciava alla superficie trasbordando dal secchio troppo colmo.

Ebbene, un giorno pensando di non essere vista, saltai sul poggiolo di cemento, la mia curiosità fu appagata ma con effetti molto negativi e di paura. L’immagine che mi rimandò era un tunnel senza fine; l’inferno pensavo! Solo d’estate, quando il sole era alto nel meriggio ed i suoi raggi scendevano fino a metà del pozzo, si poteva vedere qualche pallida scintilla di luce… fu anche l’incubo di tante mie notti a venire! Sognavo spesso di trovarmi in fondo a quel pozzo che si apriva verso una scala grandissima ed in profondità oltre che buia. Raggiunto un salone senza luce, mi trovavo circondata da Luciferi con lance pronti a colpirmi. Volevo scappare e non ci riuscivo, loro erano più svelti di me; mi sentivo prigioniera. Ovunque cercassi di scappare, mi ritrovavo un Diavolo ad intralciare la mia fuga…! A quel punto mi svegliavo gridando e piangendo, la mia mamma mi prendeva in braccio, mi coccolava un po’ e poi mi metteva nel lettone fra lei e mio padre, e per un po’ riuscivo a riaddormentarmi…quando mi svegliavo c’era solo mio padre, lei era già andata al lavoro!…

Avevo circa 7/8 anni. Questo sogno, è vivo ancora oggi! Quel pozzo, fu la prigione della mia anima e di tutta la mia Infanzia!

Dopo aver accudito ai miei fratellini, preparata l’acqua in casa per lavarci e fare la cena, aspettavo la mia mamma che tornasse dal lavoro…!!!

Mio padre l’ho perdonato! Si può. Senza dimenticare! Oggi sono l’unica figlia, che porta dei fiori sulla sua tomba.

Il cortile ad L aveva un’uscita principale, di fronte un grande Ospedale, in esso siamo nati io ed i miei fratelli e sorelle: tre maschi e tre femmine, io sono la seconda nata. Oltre che alla mia famiglia, in quel cortile vivevano: nonni paterni e gli zii con cugini ed altre 4 famiglie fra le quali la fam. Vareschi, un amicizia reciproca; una loro figlia Mariele, è stata la mia madrina di battesimo, mi voleva molto bene, ma ero la coccola un po’ di tutti, come diceva sempre la mia mamma: "eri una bambola e tutti ti volevano prendere in braccio:".
Anche l’ospedale aveva la forma di una L che proseguiva nella via opposta alla mia, con la farmacia, ed una caserma dei Carabinieri che confinava ad angolo con l’abitazione della famiglia Costa. Il papà si chiamava Gino, aveva una falegnameria, ciò che mi affascinava di lui però era il suo hobby, il Campanaro. Quant’era bello quando con le figlie Gabriella e Lory, più o meno della mia età, ci portava a sentire le campane che suonavano a festa con motivi di canzoni dell’epoca come esempio: Vecchio Scarpone – Vola Colomba - o motivi regionali che ora non ricordo più… ma anche brani religiosi secondo la funzione o la ricorrenza del momento. C’erano con lui altri due o tre uomini, con tanta forza tiravano le corde delle campane fino ad arrivare quasi al pavimento ed in sincronia allentavano la presa fino a diffondere il suono che si spandeva nell’aria e; mi pareva, arrivasse al cielo. In quei frangenti sognavo di volare con il suono di quelle campane! Oggi, i Campanari sono estinti, le campane nei campanili delle chiese funzionano con l’ elettronica o a corrente, ma; non è la stessa melodia. Come certi mestieri d’artigianato… morti e sepolti, salvo scoprire ambienti rurali molto remoti e sottosviluppati (così vengono chiamati)… siamo nel terzo millennio, epoca d’avanguardia e di elettronica, (così si dice)!

C’era anche un’altra famiglia che condivideva lo spazio del mio portico, ma questa, non è mai entrata nelle mie simpatie. D’inverno quando la neve raggiungeva i 50/60cm. e gl’inverni erano rigidi ed interminabili in quell’epoca; mettevano tagliole fra la neve, ed i passeri che scendevano per cercarsi il cibo, finivano per essere pranzo a loro volta. Nel periodo estivo, acquistavano un maialino e dopo averlo portato all’ingrasso veniva scuoiato vivo proprio sotto il portico appeso a delle travi di legno da un addetto, che con un coltellaccio gli entrava dal muso per finire al codino. I lamenti di quel Suino erano per me un’ angoscia terribile ed una tortura che, ogni anno si ripeteva. Era pure uno spettacolo da godersi, probabilmente, poiché il cortile era sempre pieno di gente adulta con appresso la loro prole.

Ero piccola! Su quella scala in fondo al mio numero civico e che su di un lato costeggiava una parte dell’Ospedale, mi sono rimasti ricordi di malinconia e tristezza… ma non solo!

Uomini ubriachi, che a volte raggiunti dalle loro mogli venivano accompagnati a casa a suon di padellate… o che sotto l’effetto del vino, cascavano da tutte le parti ed alcuni li vidi molto feriti per le cadute. Altri venivano soccorsi e taluni li sentivo singhiozzare, altri ancora invece prendere a calci la propria moglie… erano i più tanti! che miserie umane!!! Ma anche donne come la mia mamma che per i turni si recavano allo stabilimento di tessitura distante più di un Km. dovevano attraversare tutto il Borgo di Sotto per arrivarci, chiamate da una grossa sirena che risuonava fino ai confini del paese, ma anche per lavorare nei campi di cotone in periodi stagionali…

Le orfanelle; che ogni mattino uscivano dall’orfanatrofio circondato tutt’attorno da un alta muraglia di mattoni rossi, ma che dall’alto di quella scala di pietre non impediva la vista nemmeno a noi piccoli… esse si recavano tutte in fila ordinate alla S.Messa nella chiesa del paese. Tutte uguali, tutte con la stessa espressione, lo stesso grembiulino nero ed il fiocco bianco fra i capelli, d’inverno la mantellina nera di feltro…! Soprattutto una, che chiamavo salutandola dalla soglia della mia abitazione; si chiama Mafalda ed è mia sorella maggiore, solo di madre; aveva 17 anni, quando lo diventò… Per me, non ha mai fatto differenza alcuna: l’amo oggi come l’amavo allora! con la differenza che allora; avrei voluto essere al suo posto.

Ricordo anche quando con l’abito bianco della prima comunione, noi bambine gettavamo per le strade petali di rose durante la solenne processione del Corpus Domini. Anch’io appagai quest’orgoglio ma, soprattutto quell’abito bianco di organza a nodini d’amore in rilievo; la sarta si chiamava Savalia ed era un’amica della mia mamma; io le curavo il suo bimbo ed in cambio mi confezionò il vestito della prima comunione senza volere il suo contributo, risparmiando alla mia mamma una difficoltà che altrimenti si sarebbe rivelata impossibile! Il tessuto me lo aveva regalato lo zio Angelo di Pavone Mella (se ben ricordo), lui non aveva figli. Aveva anche un laboratorio di giocattoli e ad ogni ricorrenza del 13 dicembre S. Lucia, ci portava i regali. Fu uno dei testimoni al mio matrimonio insieme a zio Enrico. Io per quest’ultimo e zia Pina sorella minore di mia madre, sono stata un po’ la prediletta come nipote e lo sono ancora.

Ma, anche ricordo, i giochi d’infanzia: "La stanza del principe", dove il principino era in fondo alla scala di sassi… vinceva chi per primo dal gradino più alto riusciva ad arrivare a lui superando le penitenze che a turno si dovevano superare o rispondere… chi sbagliava doveva retrocedere…

Oppure il gioco della corda a squadre… di quelle piroette per riuscire ad attraversarla quando la corda tesa era troppo alta per le nostre corte gambette…!

La Dama, da completarla saltando su di una gamba, ogni riquadro veniva tracciato con dei sassolini in terra… vinceva chi riusciva a superare tutti i quadri senza appoggiare l’altro piede e senza cadere…

Il trampolo, (o così mi pare si chiamasse), con un bastone di circa 50/70cm, si doveva far saltare un trampolo di cm.10/12 appuntito alle estremità ed appoggiato a terra. Vinceva chi riusciva a gettarlo più lontano…

Avevo + o - 12 anni quando lasciai Pontevico, cugini, amici, parenti; per venire ad abitare a Cambiago MI: avevo pure quella luce negli occhi e nel cuore, inconfondibile, che distingue l’entusiasmo di un bambino alla scoperta di cose nuove a quella che invece caratterizza un adulto abituato a nuove sorprese o prospettive…!

Ma aimè! L’entusiasmo si spense subito senza poter assaporare il gusto della sorpresa! Ero rifiutata, non avevo amici e col carattere irascibile e violento di mio padre, tutti, grandi e piccoli ci evitavano. Solo col passare del tempo, imparando a conoscere caratterialmente la mia mamma, ed in ogni modo la sua onestà e lealtà conquistò l’affetto della gente; non fu così per me. Io crescevo chiusa nel mio mondo pensando ogni giorno a come avrei potuto costruirmi una vita diversa da quella che fino a quel momento mi si prospettava…! Odiavo la violenza sia verbale che fisica. Mi erano indifferenti i commenti e i pettegolezzi della gente. Avevo capito già, che per riuscire in qualcosa, non si doveva contare su nulla e nessuno tranne che me. Questo era il conflitto che caratterizzava spesso il dialogo fra me e la mia mamma in quanto lei era terribilmente pessimista su ogni iniziativa che nel mio piccolo le proponevo! Temeva il timore per la gente e di quello che poteva mormorare… Io portavo già i pantaloni all’epoca: chissà cosa avrei potuto diventare se a 13/14 anni indossavo un capo simile!!!

Le uniche amiche furono Carla Colombo e Mariapaola Norreri. L’ una, mia compagna di scuola che incontrandomi di tanto in tanto quando tornava a casa dal collegio per le vacanze non mancava mai di fermarsi per un saluto o per informarsi sul mio stato… L’altra abitava sopra alla mia abitazione in un cortile di una vecchia filanda adibita ad abitazione con la differenza che; lei era la figlia di un funzionario, impiegato agli uffici di leva… <Era un gran signore veramente, si chiamava Gino la mamma si chiamava Laura>… Il loro appartamento era il migliore, inoltre l’unica figlia, che aveva 4/6 anni più di me, studiava e prendeva lezioni di lingua francese… Io imparavo modi e linguaggio da lei e dalla mamma che mi dava suggerimenti ed insegnamento… Non ci sono più! Forse ora si sono ritrovati in quel mondo dove tutto è celeste, misterioso e senza conflitti!

Io lavoravo già dopo la scuola, dovevo aiutare la mia numerosa famiglia…

Ero già mamma, ero già adulta quando decisi le mie scelte sociali, culturali, selezionando relazioni d’amicizia grande e vera; che giacevano nel mio primordio in attesa!
N’è passata di acqua fra i piloni della mia vita; il primo Pilone furono le mie prime OPERE D’ARTE: I MIEI DUE FIGLI- il secondo: IL MIO PRIMO NIPOTINO CRISTIAN- NATO IL 30 NOVEMBRE 2005 -

 

Torna ad inizio pagina - TOP >

 

 

Enrica 6 mesi

a tre anni

La Prima Comunione

Il giorno del mio matrimonio
20 luglio 1970

... insieme a mio fratello Bruno

Nella mia prima abitazione da sposa in Via Cascina Orombella Cambiago, nacquero i miei due figli.

Teo Christian 2 mesi 1972

Mariapaola 1 anno -Teo 2 – Mario 35 : S. Benedetto del Tronto - agosto 1974

Teo nel giorno della sua Prima Comunione.

Teo - le sue prime lezioni di sci in Trentino 

in Val di Fassa

… Pontevico, era oramai un ricordo… qui, già sposa e madre, abitavo nel mio appartamento in via Manzoni 1°A.

Cambiago (MI)

Carnevale 1977

1978/’79 "Concorso Fotografico" 4° posto a Parigi per Kodak.
"Fotogenia e Originalità" era il titolo del concorso fotografico.
(Io prestai l’immagine… il resto, merito del "maestro dell’obiettivo…" l’autore della fotografia che era un amico di mio fratello Bruno.

Alcune fotografie fra le più belle, tutte eseguite nella mia abitazione in via A. Manzoni a Cambiago ed uno splendido ricordo.. !
I vestiti che indossavo erano firmati: Moschino, Pangaldi, Coveri.

 

La mia formazione artistica nasce con l’acquisizione della licenza media 1981/1982

… Ma, Qualcuno in Egitto mi disse che, la Poesia come l’artista erano nati con me; aspettavano di essere scoperti evolvendosi con gli eventi…! Egitto, dopo il ballo in costume, x tutti ero " la Nefertari del 2000"

Dall’80 all’95, furono gli anni più belli della mia vita… Ricordo con entusiasmo questo periodo, fondamentale x la mia formazione d’ artista dove seguii anche i due corsi di poesia...

1983/’84/’85 Lezioni di disegno col prof. Ernesto Eusebione di Milano Alcuni Studi-Disegni, eseguiti durante i corsi che si tenevano a Sesto S.Giovanni (Mi)

Dall’1987 al ’95 lezioni di pittura col Pittore e Scultore Prof. Alessio Sozzi in via Eustacchi a MI.

Tessera associativa del Cenacolo dei Poeti e Artisti di Monza e Brianza.

Pres.sa Poet.sa del Cenacolo Sig. Maria Organtini - Monza in Sala Maddalena.

Vice presid. Poeta e scrittore in vernacolo Giuseppe Pozzi. < Gipo>

(1993/’94) Inaugurazione del nuovo studio del professore A.Sozzi con un amico, nome d’arte "El Barba", non si vede? di Ornago (Mi)
… sei scivolato nelle lacrime di Cristo… troppo svelto; come il nostro bel tempo! Ti voglio bene.

Il mio primo libro "La Gabbia D’oro"- Poesie - Edizioni Nuova Brianza - maggio 1986

Maria Organtini alla presentazione del libro 

"La Gabbia D’oro"  nel 1996

Il mio secondo libro di Poesie 1995 "Divenire per Amare" scritto e dedicato a mio fratello Bruno Miglioli 11/12/1950 – 2/9/1990, stroncato da Infarto a soli 39 anni.

Bruno 1989, l’anno dopo… l'avrebbe abbracciato la morte!

Questo mio amato e sofferto libro di poesie, scritto con Amore, partorito dal centro del cuore, fu presentato da me – Dal sindaco Dott. Alessandro Mauri – e dal Parroco coetaneo ed amico Don Gianni Casiraghi; Centro Culturale di Cambiago (Mi).
Dell’editore nemmeno l’ombra, nè un accenno nonostante durante la trattativa per la pubblicazione; una profusione di promesse… (se per ogni parola ci fosse un compenso in denaro, senza dubbio se ne direbbero molto, molto meno)!
… Due edizioni da 1000 copie: la prima, un’oscenità, pareva scritta da un analfabeta... La seconda, era migliorata di poco...!
Da questa esperienza presi la decisione che: da… in poi, farò una scrupolosa selezione per ogni decisione che prenderò! Non è l’Uomo, che può decretare se o no, sono un artista e nessun essere umano si può arrogare il diritto di sottovalutare chicchessia a lui simile!

 

Consapevole dei miei limiti come AUTODIDATTA, avevo chiesto la collaborazione ad un amica, fin dall’inizio della mia decisione d’intraprendere ed approfondire questa scrupolosa vena artistica; Profess. di latino Martinelli Silvana.
Ve la presento, (nella foto che segue) è accanto a me al centro – con altre amiche fra le quali l’artista Carla Colombo (amica dai tempi della scuola elem. indossa la camicetta a fiori) – Enrica Mapelli, (una cara cugina di mio marito, l’unica, che mi abbia seguita nel mio percorso d’artista) - poi seguono Savina– Serafina – Silvana 2° (amiche e coetanee).

fu anche la mia PRIMA PERSONALE DI PITTURA

Io, mio marito Mario Riva - Teo, Mariapaola i miei figli; le mie prime due perfette Opere D’Arte

Fiori Fiori Fiori!… sapevo che sarebbero stati un messaggio indelebile per il mio DIVENIRE!… Ognuno di essi hanno lasciato un orma di luce senza ripensamenti e senza ombre.

Zii Volpi; zii Severino e Luigi - zii Pina, Giacomo 

e mia madre 1978 - foto elaborata a PC -

 

Torna ad inizio pagina - TOP >

 

 

Enrica Miglioli    -    Cell. 333 6548210    -    Sito Internet: www.enricamiglioli.it    -    E-mail: enrica_mi@libero.it